Le isole maltesi custodiscono tracce, a volte inspiegabili, del passaggio dell’uomo su queste terre fin dalla preistoria, come megaliti, dolmen risalenti all’età del bronzo, tombe puniche, catacombe e resti di ville romane.

Le prime testimonianze di insediamenti a Malta risalgono al 5200 a.C. ad opera, si pensa, di un popolo proveniente dalla Sicilia, i Sicani. Questa popolazione dette inizio, all’incirca nel 4000 a.C., alla cosiddetta Cultura dei Templi con la costruzione di edifici realizzati con l’impiego di giganteschi blocchi di pietra. Poi intorno al 2400 a.C. di loro scomparve ogni traccia e per 200 anni Malta rimase disabitata fino all’arrivo di nuove popolazioni.

Il più affascinante tra i templi è senza dubbio il Templio di Ggantjia, situato a Gozo e comunemente chiamato in passato “Torre dei giganti”. E’ di gran lunga il più imponente dei templi preistorici ed una delle più belle rovine dell’isola. Questo tempio fu scoperto nel 1826 ed è composto da due cortili non comunicanti fra loro, denominati Tempio Meridionale, risalente al 3600 a.C. eTempio settentrionale, risalente invece al 3000 a.C. Le imponenti vestigia dei due templi, sebbene composte ormai solo da rovine, lasciano intuire quale meraviglioso spettacolo offrissero agli occhi delle popolazioni dell’epoca, soprattutto se si considera il periodo della loro edificazione.

Scoperto nel 1820 da John Otto Bayer, il Xaghra Stone Circle, anche conosciuto come  Brochtorff Circle, è situato nell’isola di Gozo a 400 metri circa dai templi di Ggantjia. Questo sito è un complesso funerario sotterraneo, come dimostrano le oltre 200.000 ossa umane rinvenute duranti gli scavi. La ricchezza di resti umani, le sculture in argilla rinvenute all’interno del sito, i giganteschi massi e le raffigurazioni presenti sui muri costituiscono un’importante testimonianza del periodo preistorico.

Il complesso dei  Templi megalitici di Tarxien è composto da due templi costruiti in epoche differenti: il primo, oggi in rovina, è il più antico e sorse nel 2200 a. C., mentre il più recente fu edificato ben 400 anni dopo. All’interno di questi templi è stata rinvenuta una monumentale statua in pietra, raffigurante probabilmente una Dea Madre: originariamente era alta 2,50 metri, ma poi è stata divisa in due parti e purtroppo la parte superiore è andata perduta.

Recentemente restaurato, il complesso templare di Hal-Saflieni si articola su tre livelli sotterranei. Il primo livello, il più antico, è stato ricavato in grotte naturali, mentre gli altri due, sorti successivamente in epoche diverse, testimoniano il progedire dell’uomo primitivo, come si può dedurre dalle pareti ben rifinite e decorate. Le sale di maggior interesse sono la Stanza dell’Oracolo e il Sancta Sanctorum, situate entrambe nel secondo livello. Della prima colpisce la volta decorata da motivi a spirale che si intrecciano a elaborate raffigurazioni di alberi. Il sancta Sanctonum, invece, presenta delle splendide pareti in pietra intagliate e levigate. Da qui si accede al terzo ed ultimo livello dove si possono incontrare sale con funzioni rituali ed un pozzo.

Il Templio di Hagar Qim, risalente all’Età del Rame, fu costruito intorno al 2700 a.C. ma nel tempo ha subito differenti modifiche, che ne hanno mutato l’aspetto iniziale. Un monolito presente all’esterno dell’edificio è stato interpretato come un simbolo di un culto fallico, forse praticato nel templio. All’interno sono state rinvenute alcune statuette femminili note come le “donne grasse“, che si ritiene elogino la fertilità ma prive delle teste, mai trovate. Le più famose, la Venere di Malta e la Dea Dormiente, sono custodite presso il Museo Nazionale di Archeologia della Valletta.

Il complesso templare di Mnajdra è composto da tre templi, anche se solo uno ha resistito al trascorrere del tempo: interessanti le stanze segrete nascoste nello spessore dei muri che comunicano con il templio vero e proprio grazie ad alcune fessure  nelle pareti. Secondo gli archeologi, queste aperture venivano celate ai fedeli con statue ed il sacerdote, nascosto nella stanza, dava voce alle divinità per comunicare con i credenti. In seguito al ritrovamento di alcuni modelli in terracotta di parti anatomiche del corpo umano con evidenti sintomi di infermità, si ritiene che questo templio fosse dedicato al culto curativo. Questo complesso si trova in una posizione davvero particolare: si affaccia sul mare e offre un panorama stupendo sulla costa e sulla vicina isola di Filfla. Ma la vera particolarità di questo sito è un’altra: il tempio situato a sud viene attraversato dai raggi del sole durante i giorni di solstizio e equinozio: all’alba un raggio di sole entra attraverso l’asse principale del tempio toccando un punto preciso dell’altare principale.

Non distanti dalla Chiesa di San Paolo, sotto la Chiesa di Sant’Agata si aprono le spettacolari Catacombe dedicate alla Santa. Sant’Agata era una virtuosa fanciulla nata a Catania nei primi decenni del III secolo (235?) in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana. Insidiata da Quinziano, brutale proconsole di Catania, Agata fuggì a Malta, dove visse felice, finché decise di tornare in Sicilia. Qui, nel 251, subì il martirio: dopo che le furono tagliati i seni, fu costretta a camminare sui carboni ardenti e, poco dopo, a seguito delle gravi ferite riportate, morì. Le catacombe sono a lei dedicate, perché in questo luogo Agata amava venire a pregare. La visita inizialmente conduce alla cripta, affrescata con raffigurazioni dei Santi e della Madonna, risalenti al XIII secolo, purtroppo in parte sfigurati dai Turchi. Dopodiché si entra nelle vere e proprie catacombe, che si estendono per circa 4000 mq. Il viaggio prosegue per stretti corridoi dove vi sono tombe a baldacchino e pareti piene di loculi. La visita si conclude nella stanza più suggestiva, con ogni probabilità usata come chiesa, dove si trova una nicchia affrescata con due colombe, che simboleggiano l’anima, e due vasi di fiori, simbolo della vita eterna, posti davanti a una grande conchiglia, simbolo del cielo. L’ingresso costa 2,5 euro e la visita è guidata.

Le Catacombe di San Paolo, situate nei dintorni di Mdina, risalgono al III sec. d.C. e si estendono per 2200 mq. Muniti di audio-guida, man mano che si scende sottoterra, si inizia un viaggio suggestivo: labirintici tunnel appena illuminati si intrecciano tra loro per condurci fino a vecchissime tombe ed ipogei di pietra, silenziosi testimoni di secoli di storia cristiana. Le poche decorazioni murali rimaste sono estremamente importanti in quanto rappresentano l’ultimo reperto di pittura risalente al periodo tardo romanico e del primo medioevo.

Siti Archeologici ultima modifica: 2015-01-11T10:21:43+00:00 da Redazione