Intervista del 12 marzo 2015 durante la conferenza stampa all’Hotel Corinthia di Attard, Malta.

Le cover
Le prime canzoni che ho cantato erano degli Animals, cantavo i Them, i Rolling Stones, i Beatles, Nino Fidenco, Gianni Morandi, cantavo cercando di prendere qualcosa da ognuno di loro, poi è nata una personalità, una mescolanza, un mix.

I Pooh
Aver lasciato i Pooh mi è dispiaciuto, loro erano i miei migliori amici, è come a venti anni andare via dalla tua famiglia, è stato un grande dolore, ma dal dolore ho imparato a vivere da solo, ho imparato a scrivere canzoni da solo, a pensare e decidere per me. Ho fatto molti errori per crescere, non so se sono cresciuto, quanto sono cresciuto e se con loro avrei avuto un percorso diverso, sei i Pooh sarebbero stati più bravi o meno bravi. Ora siamo molto amici, ora ci vediamo, suoniamo assieme, con Roby per ricordare Valerio Negrini, con Dodi a due chitarre per fare raccolta fondi per i bambini, ma abbiamo fatto anche due concerti per il pubblico, la gente piange, si commuove quando sente queste due voci che si fondono. Quando mettiamo insieme le due voci è un mix che ricorda l’originale che si era perso per strada, quando i Pooh cantano certe canzoni senza di me il pubblico dice che non sono la stessa cosa. Il rapporto è buono con tutti i componenti, siamo molto sereni, le rughe ed i capelli bianchi portano serenità.

Un rientro con i Pooh?
In tutto il mondo, dai Rolling Stones passando per i Led Zeppelin sino ai Deep Purple e Pink Floyd fanno qualcosa, anche in alcuni gruppi dove c’è stato un violento attrito, tra di noi c’è sempre stata una buona amicizia, penso che qualcosa faranno, io sarò ospite, mi farebbe molto piacere e mi divertirebbe molto.

Sceglieresti una strada diversa?
Il mio papà che mi ha lasciato quando aveva 93 anni, ancora non sapeva bene o non capiva bene che mestiere facessi e come mi guadagnassi i due soldi che mi guadagno. Quando alla mattina presto io tornavo dai concerti andavo a baciarlo, lui mi guardava e mi diceva “sei ancora sveglio?”, “si papà sono stato a fare il concerto a Roma”, “concerto… a Roma…a fa cosa?”, “ a cantare babbo”, “mah, ancora canti alla tua età! Ma ti pagano?”. “Si papà io di mestiere faccio il cantante, scrivo le canzoni”, “boh” rispondeva lui”, “son tutte cavolate…a cosa servono?”.
Lui diceva “vedi Nini, se tu fossi rimasto a lavorare alla Piaggio di Pontedera dove lavoravi, ora a 60 anni saresti andato in pensione, ma con una bella pensione, senza andare in giro per il mondo, in America, in Russia, in Kazakistan, ma non lo vedi… arrivi a casa e sei stanco morto, sei magro, e poi questi aeroplani non è pericoloso che caschino…” Io: “No dai, l’aereo è più tranquillo, ci sono gli incidenti in macchia, i contadini che cascano dal trattore, no papà, poi mi piace”. Lui scuoteva la testa.
Non so, penso che il nostro percorso sia scritto dagli angeli, da qualcuno che decide per noi, specialmente quando si è giovani e si è guidati da tanti sassolino, come dice Coelho, bisogna saper distinguere i segnali nella vita, a volte ci si perde, a volte ci si ritrova.

Piccola Katy e la Porsche
Quando ho cantato Piccola Katy con i soldi dei diritti mi sono comperato una Porsche… il problema era che non avevo i soldi per la benzina. Allora mi son fatto prestare un garage, andavo a cantare 3, 3 o 4 volte e facevo il pieno, e andavo in giro con questo macchinone. Io nasco veramente povero, papà era un metalmeccanico ma di livello molto basso, il mio futuro, se non avessi avuto la possibilità di leggere e studiare, fare musica, girare il mondo, io ero destinato… io lottavo, io non ci stavo a rimanere piccolo, povero e ignorante. Papà stava bene in questo suo mondo, lui diceva sempre “ma cosa ti manca…”, “abbiamo da mangiare, una casettina, la bicicletta…” e non capiva la corsa affannata che noi facciamo per migliorare, a volte anche eccessivamente, la qualità della nostra vita. Piccola Katy ed il Porsche è stato uno dei momenti più magici, tutti mi guardavano, tutti dicevano “lui ce l’ha fatta, chissà come è ricco!”, e non sapevano che tutti i soldi che avevo li avevo in tasca, 20 mila Lire, però avevo il pieno, quello era il mio investimento.

Il messaggio ai giovani
Bisogna seguire i proprio sogni, però bisogna lavorare. Non è che i sogni li metti sotto al cuscino alla mattina e ti danno da mangiare. Bisogna sognare in una certa direzione, poi ciò non toglie che incontri la donna della tua vita e il suo papà è un armatore indiano, e tu diventi il genero di un armatore indiano, ma non è quello il sogno che vuoi fare. Il sogno è che inventi qualcosa al computer, impari a suonare la chitarra, hai una buona voce, scrivi bene, hai un progetto, fai del cinema, fai del teatro, corri (sei un bravo runner), sei un bravo ciclista, sei un bravo calciatore, sei un bravo meccanico, qualcosa devi essere, altrimenti, puoi essere ugualmente felice, ma mangerai un po’ meno bene, farai meno vacanze, ti vestirai con i vestiti più semplici, ed un giorno potresti soffrire di questa differenza. Non tutti quelli che hanno i soldi sono dei ladri, alcuni hanno lavorato sodo, io vedo e parlo con molta gente, c’è gente che si alza alle 6 del mattino, tutti i giorni per tutta la vita, vanno a correre mezzora, fanno palestra, vanno in ufficio, vanno a prendere i figli a scuola, gli fanno fare l’insegnamento, la famiglia cucina, uno va in palestra la sera, magari sono dei bravi dottori o dei bravi commercialisti, e magari hanno la macchina bella, la casa la mare e la casa in montagna, però lavorano, lavorano tutta la vita. Il messaggio qual’è, se non che le cose bisogna guadagnarsele.

Fabio Sonce

Riccardo Fogli è stato voce solista e bassista dei Pooh tra il 1966 e il 1973, vincitore da solista di un Festival di Sanremo e di un’edizione del reality show Music Farm. È autore di 32 album. (fonte Wikipedia)

Riccardo Fogli racconta le sue “storie di tutti i giorni” a Malta ultima modifica: 2015-03-19T18:55:45+00:00 da Redazione