Ci fa piacere condividere con voi una curiosità di cui i maltesi saranno orgogliosi.
L’Accademia della Crusca conta 54 accademici italiani e 19 accademici corrispondenti stranieri: uno di loro è il professor Joseph Brincat, che dal 2010 è un accademico, cioè un membro effettivo dell’Accademia.

“Petaloso”

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Maria Cristina Torchia che è una linguista ed una ricercatrice che collabora con l’Accademia della Crusca.

Maria Cristina ha collaborato alla stesura del regolamento di italianiamalta.com e di italiani.it, si chiama Maria Cristina Torchia, collaboratrice dell’Accademia della Crusca, suo malgrado è stata, nella settimana scorsa, la protagonista del tormentone virale legato all’hashtag petaloso.
Via Skype abbiamo fatto una chiacchierata sulla parola petaloso, su cos’è l’Accademia della Crusca, sulla lingua e sullo sviluppo della lingua italiana.

– Qui a Malta i maltesi chiedono a noi italiani che cos’è l’Accademia della Crusca, vorresti rispondere tu per favore?
Collaboro con l’Accademia della Crusca dal 2008. L’Accademia esiste dal 1582 ed è non solo una delle più antiche d’Italia ma anche del mondo. Nasce quasi giocosamente, scherzosamente, per iniziativa di 5 intellettuali che si occupavano di fatti letterari e di lingua e diventa importante in quanto compila il primo vocabolario della lingua italiana, il primo vocabolario della lingua nazionale compilato con criteri rigorosi e scientifici nel 1612. Continua la sua attività nei secoli fino ad oggi, momento in cui l’Accademia non edita più vocabolari ma porta avanti una serie di altre attività tante e importanti.

L’accademia della Crusca è oggi il punto di riferimento per lo studio e la promozione della lingua italiana.

Tra le tante attività dell’Accademia c’è quella di svolgere un servizio di consulenza linguistica. Da circa gli anni novanta l’Accademia si è aperta al dialogo con l’esterno e riceve quotidianamente richieste sui dubbi linguistici o sul significato delle parole e risponde attraverso i canali social, attraverso il sito, attraverso una rivista “La Crusca per voi” ed attraverso le lettere di carta come in questo caso è successo.

– Ci dici cos’è successo?
Tra le tante richieste ne arriva una, qualche settimana fa, alla redazione della consulenza linguistica che colpisce l’attenzione. Perché è una lettera scritta su un foglio protocollo da un bambino di otto anni, con una grafia infantile tipica dei bambini, scritta in corsivo ma con un tono garbato, delicato e serio allo stesso tempo. Questo bambino ci chiede anzi ci propone una parola che lui ha inventato a scuola durante un compito e questa parola è petaloso. Ha riscosso il successo dei suoi compagni e la gratificazione della maestra ed hanno convenuto che era una parola bella, che rende l’idea, perché, a questo punto, non proporla all’Accademia della Crusca per avere una loro consulenza? La maestra, una persona intelligente e attenta, ha saputo valorizzare l’errore del bambino e mettere in contatto l’istituzione scolastica con un’istituzione come l’Accademia, che anche se di solito viene percepita come polverosa piena di vecchi barbosi che non fanno che parlare di cose difficile, invece è un’istruzione moderna, un ente pubblico, a servizio delle persone. Questa lettera è arrivata nelle mie mani, anche perché tra le cose che faccio in Crusca mi occupo della sezione neologismi del sito, e con molto piacere e trasporto ho risposto a questo bambino che meritava una risposta seria e comprensibile. A questo punto la storia potrebbe concludersi qui, nel senso che l’Accademia ha spedito la lettera di risposta alla maestra, alla scuola, al bambino completando il suo lavoro. La maestra ricevuta questa lettera, contenta della spiegazione, l’ha spedita ai genitori e fatta leggere e poi l’ha pubblicata su Facebook sul suo profilo personale. Se ne è accorta una testata giornalistica di Ferrara, essendo la scuola in un paesino in provincia di Ferrara, questa testata pubblica la notizia che rimbalza fino ai canali social dell’Accademia. Per la sua semplicità, la sua originalità la storia viene rilanciata dai canali social dell’Accademia e ottiene una notevole visibilità. La risposta che avevo dato a Matteo era che la parola era ben formata, formata secondo le regole dell’italiano ma che

le parole entrano nel vocabolario non perché le mette qualcuno, neanche l’Accademia della Crusca, ma quando le persone usano le parole nuove e le usano davvero ed a lungo allora gli studiosi le prendono in considerazione per inserirle nei vocabolari.

– Vi segnalano spesso neologismi magari divertenti o strani?
Vengono segnalate parole nuove che vengono sentite o lette sui giornali e che non sono ancora nei vocabolari. Ma ci sono tante persone affascinate dal potere creativo della lingua e che inviano segnalazioni di parole inventate da loro pensando che siccome sono belle, sono nuove, mancano nel vocabolario e invece potrebbero invece servire chiedono all’Accademia della Crusca di inserirle nel vocabolario. Ovviamente una parte del lavoro dell’Accademia e anche spiegare e rispondere a queste persone che non è così che funziona.

– Secondo te, le migrazioni di italiani in altri Paesi, porteranno alla creazione di una lingua ibrida?
Chiaramente le lingue circolano e si modificano anche perché entrano a contatto con parlanti delle altre lingue. Il contatto tra lingue e parlanti fa produrre dei movimenti, delle novità, delle modificazione, delle parole nuove che entrano o si trasferiscono da una lingua all’altra. Ci sono sicuramente delle possibilità di modificazione della lingua implicite in questo, va detto che tutto questo dipende da tanti fattori.

Ad esempio l’italiano ha esportato nel mondo tante parole in certi periodi relativi a settori in cui l’Italia e l’italianità era concepita come un fatto prestigioso.

La lingua della musica, dell’arte, della cucina nei secoli si sono trasferite ad altre lingue come italianismi che le lingue accolgono ed usano esattamente nella forma italiana in cui le percepiscono emtrando nel loro vocabolario.

– Avresti mai immaginato che questa notizia generasse una viralità tale sui social, da attirare anche l’attenzione mediatica?
Nessuno lo aveva immaginato e nessuno lo avrebbe potuto provvedere, sicuramente nessuno lo ha stimolato in questa direzione. I fenomeni virali sono imprevedibili e nascono in seno alla rete per le caratteristiche che la comunicazione, attraverso questo tipo di canali, genera. In partenza i fatti sono tali e sono associati al racconto che viene generato da quel dato, poi l’emotività delle persone e tutta una serie di passaggi di bocca in bocca, di tweet in tweet, deforma un po’ la storia fino a farla diventare un’altra cosa. In questo senso l’Accademia della Crusca ha persone in gamba, competenti sia in fatto di lingua sia in fatto di comunicazione che si sono trovati a gestire un flusso di reazioni, anche scomposte o sconsiderate, ma l’importanza della professionalità e dell’autorevolezza di una istituzione coma l’Accademia della Crusca sta anche nella capacità di mantenere affidabile e veritiere le cose cioè di mantenerle entro i confini dei fatti così come si sono svolti.

Nell’immaginario collettivo, l’Accademia della Crusca è un’entità di un certo spessore. Non ci saremmo mai aspettati che potesse riconoscere , alla richiesta di un bambino di terza elementare, tale importanza. Tu, invece ci hai dimostrato il contrario dimostrande una grande sensibilità. Complimenti Cristina.
Ti ringraziamo per averci concesso questa intervista.

Petaloso: intervista a Maria Cristina Torchia ultima modifica: 2016-03-05T17:41:28+00:00 da Redazione