Una delle cose che accomuna gli italiani che vivono a Malta e che incontro durante queste interviste è il sorriso, sarà l’effetto del clima ma la solarità è un fattore particolarmente diffuso. Ci incontriamo al Kennedy Grove, un parco a Salina, vicino St. Paul’s Bay. Il giardino è stato realizzato con il contributo dei cittadini statunitensi residenti a Malta ad un anno dall’assassinio del Presidente americano, un esempio di scambio culturale, oggi è un punto di incontro e svago per le famiglie residenti e qualche turista. Scambiamo prima quattro chiacchiere con Massimiliano davanti ad un caffè, un espresso italiano, poi ci sediamo su di una panchina dove mi racconta la sua storia di imprenditore, densa di emozioni, di ricordi, di speranze.

La causa principale del mio trasferimento è stata la ricerca di una condizione personale migliore ed il lavoro in primis, cercando qualcosa che non mi facesse schiavo, smettendo di sopravvivere per iniziare a vivere, anche più semplicemente, trovando uno sbocco anche in un paese diverso. Questo l’ho sempre pensato, non mi sono mai visto per sempre in Italia.
L’aspettativa più grande era quella di essere semplicemente felice, facilmente sono riuscito a raggiungere uno status quantomeno più rilassato, l’aspettativa era quella di trovare un posto che mi facesse sentire bene, che mi permettesse di condurre una vita tranquilla. I raffronti tra Italia e Malta li faccio, ovviamente, anche se non è corretto farli perché sono due realtà diametralmente opposte.

L’Italia è un paese grande rispetto Malta, la seconda la vedo come una grande comunità, uno Stato in miniatura. Ad esempio l’Italia è grande, puoi trovare di tutto, qui a Malta alle volte fai difficoltà a trovare quello che cerchi, vai di negozio in negozio perché i centri commerciali sono pochi. D’altro canto la grandezza dell’Italia ti porta ad un distacco con le istituzioni che qui non c’è, puoi avere un dialogo diretto con gli uffici pubblici, anche con i ministeri, mentre in Italia questa cosa è impensabile. La cosa particolare di Malta è che qui sono fusi degli aspetti molto differenti. Qui vedi ancora i venditori per strada, gli strilloni, vedi l’arrotino, quello che vende le caramelle ed i dolci, dall’altra parte trovi delle realtà che io in Italia non avevo vissuto, ad esempio il parto in acqua che è una cosa molto bella ed emozionante, all’avanguardia ed al passo con i tempi.Non mi sono tolto nessun sassolino dalla scarpa dopo il trasferimento, la mia non è stata una fuga, non dovevo dimostrare niente a nessuno, l’unica cosa è che ho dovuto convivere con un rimpianto, quello di dovere abbandonare la vecchia attività avviata da mio padre a fine anni sessanta, e di non essere riuscito a portarla avanti. Poi mi sono reso conto che era impossibile continuare, penso che mio padre mi avrebbe comunque appoggiato, un’attività che crei tu è come un figlio, ma quando non riesci non puoi rovinarti la vita insistendo.

Il ricordo più forte e più bello è stata la nascita di mio figlio Thomas qui a Malta, il momento più emozionante della mia vita, l’ho vissuto ovviamente a stretto contatto con la mia compagna Silvia, eravamo io e lei in sala parto, la sua nascita per me è stata una rinascita. Ho imparato che la vita all’estero non è semplice, è un percorso anche difficile, occorre tanta determinazione e voglia di fare.
La cosa bella è il fatto di potere incontrare persone di tante nazionalità, con cui parlare e con cui l’unico trait d’union è quello di essere entrambi in un paese straniero, talvolta è l’unica cosa che ti accomuna, è qualcosa che ti stringe parecchio.

A parte il caldo infernale che ho avvertito, la prima volta che sono arrivato a Malta nel 2007 non è stato proprio amore a prima vista, definiamolo un rapporto coltivato tanto che appena nel 2008 ho pianificato di venire qui, la sensazione era quella di un’eccitazione, volevo partire di gran carriera con la nuova vita. Se devo dare un voto alla mia vita è un cinque in Italia prima di prendere la decisione, un nove per la mia vita dopo aver deciso ed arrivato a Malta.Il mio più grande risultato è quello di aver raggiunto una pace interiore che avevo ormai perso in Italia non avrei mai pensato di trovarla in questa maniera, pensavo di poter trovare un posto che mi permettesse di avere più libertà, non avrei mai pensato di diventare ricco, non intendo una ricchezza monetaria, una ricchezza interna, l’opportunità di gestire il proprio tempo ed una qualità di vita che in Italia avevo perso.

La casa è il nucleo, io, la mia compagna e mio figlio, la mia casa siamo noi tre, è il luogo sacro dove ci si riunisce, dove si sta insieme, dove puoi trovare la pace e la felicità anche senza fare chissà che, basta una giornata assieme a ridere e scherzare, per me questa è la felicità. La collocazione geografica è proprio quella che non ho mai avvertito, sebbene la mancanza dei parenti più stretti si fa sentire, il nucleo centrale, noi 3, la cosa più importante non ha una collocazione geografica.

Sicuramente dell’Italia mi manca la mia famiglia, i miei affetti più vicini, mia madre, mio fratello e mio nipote, la famiglia di Silvia, tutte le persone che fanno parte del mio nucleo familiare più stretto. Mi manca un po’ il cibo, anche se noi ovviamente cuciniamo e mangiamo italiano, ci sono dei posti dalle mie parti che non scambierei per nessun altra località al mondo. L’ultima cosa che mi manca è l’impossibilità di potere fare musica e teatro, di suonare, queste sono le mie passioni che ho “congelato” in Italia.
Quello che non mi manca è lo stress che avevo accumulato prima di partire e la vita frenetica che conducevo lì.
Mi sento completamente italiano, è un sentimento forte, il momento storico e politico è difficile, ma il senso di appartenenza c’è.

Non ho rimorsi particolari, o nient’altro. Il mio rapporto con gli altri italiani a Malta è buono, ho tanti amici italiani, anche maltesi e di altre nazionalità, insieme ad alcuni ho anche un gruppo facebook con cui aiuto le persone che vogliono venire qui, con un semplice consiglio o un incoraggiamento, è la mia indole, quella di cercare di aiutare anche se solo con una parola.

Se potessi parlare a tutti gli italiani direi che il lavoro molte volte è la causa principale per cui si cerca fortuna all’estero, il lavoro non è detto che lo si debba trovare nel proprio paese, ci sono tanti posti da poter esplorare, dove fare esperienza, dove trovare la felicità, non è detto che sia proprio il paese in cui siamo nati. Io invito le persone a provare, a fare un’esperienza diversa e tornare, magari un giorno, nel proprio paese, penso che sia l’idea di tutti noi. Il passo più lungo è quello che ti porta sino all’uscio di casa, quello è il momento più difficile, una volta che apri la porta e vai, difficilmente ritorni se prima hai avuto il tempo di ponderare questo passo.
La vita all’estero non è facile, non è nemmeno piena di insidie, ci sono sorprese, ci sono momenti difficili, fa parte di una crescita personale che è molto importante, chi può, la deve fare.

Massimiliano De Bonis – imprenditore italiano a Malta ultima modifica: 2015-01-10T23:19:11+00:00 da Redazione