Una piccola grande nave, finita in mezzo all’intera flotta nemica

Una storia di audacia e sfortuna in cui dramma ed eroismo di intrecciano come spesso accade nelle guerre. Ma quella della nave Artigliere è una leggenda del Mediterraneo.
Più di 250 uomini su un guscio di acciaio, che fanno il loro dovere fino all’ultimo, anche dopo la morte del loro comandante, rimasto in plancia nonostante le ferite per incoraggiare l’equipaggio. Prima combattono per vincere, ciechi contro il radar dei britannici. Poi scoprono di essere finiti in trappola e lottano per sopravvivere su uno scafo squassato dalle esplosioni e divorato dagli incendi.
Quando la nave cola a picco, porta con sé 132 corpi, trascinandoli nell’abisso.

Dopo 67 anni di oblìo, la nave Artigliere è tornata

La nave Artigliere è stata scoperta ad una profondità incredibile. Una fossa di 3600 metri, a largo di Malta. È rimasto paralizzato nel momento estremo della battaglia. Sembra quasi che il mare abbia rispettato il coraggio disperato di quegli uomini, salvando il relitto dalla corrosione.
Le immagini strappate al buio dell’abisso mostrano i tubi lanciasiluri inclinati per l’assalto. I cannoni puntati verso il cielo, per respingere gli aerei che si accanivano sulla nave già colpita. La torre prodiera piegata dalle bordate, in cui hanno trovato la morte quasi tutti gli ufficiali.
Persino la scritta AR ha mantenuto il colore rosso e spicca ancora nella più profonda oscurità.

artigliere

La scoperta quasi per caso della nave Artigliere

La nave Artigliere è stata ritrovata lo scorso marzo dal team oceanico di Paul Allen, il co-fondatore di Microsoft, appassionato di esplorazioni marine.
I tecnici del magnate Usa stavano provando un nuovo sonar e sullo strumento è apparsa una sagoma quasi anomala. Il profilo di un vascello, a 3600 metri, dove finora nessuno era stato in grado di compiere ricerche. Un sottomarino robot l’ha raggiunto, trasmettendo immagini stupefacenti.
Non sembrava sommerso da 77 anni. Era poggiato sul fondo, perfettamente riconoscibile, senza corrosione né incrostazioni. Merito delle condizioni del mare in quella zona, con temperature e salinità ideali per la preservazione, conservando il cacciatorpediniere come un sacrario, in memoria dei caduti “della battaglia di Capo Passero”.

Ottobre 1940L’ultima missione della nave Artigliere è cominciata al tramonto dell’11

Sono passati solo 4 mesi dall’inizio della guerra e la Regia Marina è nel piano della sfida per il dominio del “Mare Nostrum”.
Poche ore prima un aereo aveva avvistato una larga formazione inglese “a levante di Malta”, facendo scattare l’allarme nelle basi siciliane. Dal porto di Augusta salpano 4 caccia e 3 torpediniere con il compito di stanare il nemico. L’Artigliere è l’ammiraglia di quelle squadriglie d’assalto. Una nave moderna, con un dislocamento di 2500 tonnellate, 4 cannoni da 102, 6 lanciasiluri ed 8 mitragliere. Tre mesi prima aveva partecipato allo scontro di Punta Stilo. Il comandante, Margottini, un ufficiale decorato, veterano della Grande Guerra e del conflitto in Spagna, dispone le unità “a rastrello”. Settaccia la notte per individuare l’avversario. Un incrociatore britannico. L’Ajax, protagonista nel Mar della Plata del primissimo duello con la marina hitleriana. I suoi 12 cannoni non spaventano le 3 piccole torpediniere italiane, che vanno all’attacco dell’incrociatore 10 volte più grande, lanciando siluri.
L’Ajax è l’unica unità inglese nel Mediterraneo dotata di radar, un apparato sperimentale capace di vigilare anche a 90 km. Evita i siluri, poi apre il fuoco. Volano proiettili in ogni direzione.
La nave Artigliere viene distrutta. Oggi sono rimaste solo le immagini dell’Artigliere, monumento nell’abisso in ricordo dei tanti ragazzi mai tornati a casa.

 

 

 

La nave Artigliere affondata nel 1940 riemerge al largo di Malta ultima modifica: 2017-06-15T16:14:28+00:00 da Paola Stranges